Alfonso Pascale presenta il progetto AlimenTiAmo, organizzato dal Forum Terzo Settore Lazio. Appuntamento con il workshop del 25 giugno e l’evento di chiusura il 4 luglio. Per il programma completo clicca qui

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Il Forum Terzo Settore del Lazio partecipa alle iniziative collegate con Expo 2015 Nutrire il Pianeta. Energia per la Vita con il Progetto AlimenTiAmo per contribuire ad attrarre l’attenzione sulle pratiche innovative che coniugano agricolture civili, modelli sostenibili di produzione e di consumo , welfare di comunità e sviluppo locale. Tali pratiche si vanno affermando soprattutto nelle aree urbane e metropolitane, le cui periferie oggi vedono emergere condizioni diffuse di disagio e nuove povertà.

Lo slogan “Nutrire il Pianeta” evoca immediatamente il tema della fame che attiene ad una molteplicità di problemi, tra cui i principali sono le condizioni di povertà e di miseria. Queste si possono eliminare solo mediante lo sviluppo economico non solo nei paesi poveri ma anche nelle metropoli dei paesi ricchi. A Roma, ad esempio, aumenta il numero degli individui alla deriva, senza fissa dimora e che hanno perso il passo. La loro condizione non è il risultato di una scelta: piuttosto, il persistere di una serie di circostanze sfortunate. Privati della possibilità di un vero riposo, vivono sempre coi nervi a pezzi e in preda all’angoscia. Mangiano nelle mense pubbliche e, quando non le trovano, frugano nei cassonetti alla ricerca di un pezzo di pane. Non si tratta di problemi di penuria alimentare, come appare evidente, ma di sviluppo economico e di politiche di welfare capaci di affrontare le antiche e nuove povertà.

Human Development Report 2011, pubblicazione annuale dell’Ufficio delle Nazioni Unite che si occupa dei programmi di sviluppo in atto o da promuovere nei diversi paesi, così si esprime: “Salvaguardare il futuro del pianeta e il diritto delle generazioni future del mondo intero a vivere esistenze prospere e appaganti è la più grande sfida per lo sviluppo del XXI secolo. Comprendere i legami fra sostenibilità ambientale ed equità è essenziale se vogliamo espandere le libertà umane per le generazioni attuali e future”. Noi riteniamo che questa consapevolezza, per potersi affermare, abbia bisogno di un cambiamento nelle coscienze individuali, nella società civile organizzata, nella politica, nel sistema della conoscenza e nella responsabilità degli Stati che dovrebbero coordinare politiche sempre più complesse a livello globale.

Anche a Roma cresce il numero delle fattorie sociali e delle reti di orti urbani, le quali s’intrecciano con le iniziative nei luoghi di ritrovo interetnico e con le attività di aggregazione per i giovani coi loro tipici concerti e la loro musica. In tal modo, i cittadini autoctoni s’incrociano con le comunità di immigrati che popolano le periferie e tentano insieme percorsi condivisi di inclusione  e interazione culturale.

In diversi quartieri della città stanno, inoltre, nascendo mercati civili dei prodotti alimentari (farmer’s market, gruppi di acquisto solidale e forniture di mense collettive con prodotti locali) e si creano inedite sinergie di tali economie coi percorsi turistici, culturali, archeologici e ambientali nelle aree protette. Tali interazioni avvengono ancora in forme spontanee, non sono riconosciute e rimangono a volte in forme latenti. Eppure potrebbero avere un potenziale enorme qualora queste fossero poste al centro di percorsi di sviluppo locale capaci di generare occupazione e welfare produttivo e di contribuire alla rigenerazione urbana mediante la cura del verde, sia negli spazi aperti che nei grandi insediamenti abitativi (dall’accrescimento del patrimonio arboreo alla realizzazione di orti sui tetti).

La rivoluzione tecnologica in atto può aprire una nuova prospettiva allo sviluppo dei territori e dei mercati internazionali in cui le agricolture civili, le filiere agroalimentari, i beni culturali e paesaggistici, l’artigianato artistico e le attività turistiche possono diventare elementi qualificanti e partecipare attivamente con l’insieme dell’economia al salto tecnologico che si sta realizzando. Ma si tratta di innescare uno sviluppo industriale di tipo nuovo, legato alle risorse locali e all’ingegno umano, alle comunità-territorio e all’internazionalizzazione. Uno sviluppo industriale fondato su una rivoluzione tecnologica che si accompagna ad una nuova visione dell’abitare.

Non è più dinanzi a noi la metropoli fordista. Ma qualcosa che è impossibile programmare, pianificare e gestire con gli strumenti amministrativi utilizzati finora. Occorrerebbero percorsi di progettazione ad alta risoluzione capaci di mobilitare le comunità locali, cioè i soggetti e i gruppi che le compongono, senza più separarli per categorie. Anche i luoghi dell’abitare non sono più spazi chiusi, ma ogni edificio o spazio tende a trasformarsi in luogo polivalente, inglobando diverse funzioni nel legarsi ad altri edifici e ad altri spazi.

Per ricostituire le comunità-territorio e per fare in modo che queste possano meglio cogliere le opportunità della globalizzazione, bisognerebbe accompagnarle nell’acquisire una chiara percezione di sé, per fare in modo che gli scambi culturali ed economici con altre comunità-territorio del mondo globale siano reciprocamente arricchenti e improntati ad una relazionalità collaborativa. Le arti e le tecnologie dell’informazione e della comunicazione possono alimentare la capacità delle reti locali di costruire in modo creativo la propria immagine e di riscoprire il Genius loci come processo culturale di autocoscienza e di apertura agli altri.

Il ritorno all’invenzione delle tradizioni e la continua rielaborazione delle identità individuali e di gruppo – fenomeni sociali che si sono accentuati con la globalizzazione – portano con sé una trasformazione del gusto da intendere come la dimensione corporea, sensoriale e cognitiva dell’individuo capace di scegliere modalità, luoghi e prodotti di consumo nella mutevolezza dell’agire quotidiano; di associare le sensazioni concesse dall’esperienza della relazione con un alimento o una bevanda alle motivazioni ideali che possono indurre a sostenere determinati progetti imprenditoriali socialmente responsabili.

Tale senso del gusto riflessivo e rivolto al futuro richiede un impegno educativo notevole e può dar vita a modelli innovativi di welfare territoriale, che il Progetto AlimenTiAmo intende promuovere coinvolgendo le istituzioni e le comunità locali.

Alfonso Pascale